Bontà della ricerca

Scritto da: Direttore

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Una delle domande che più tormenta coloro che non sono avvezzi al mondo scientifico è la seguente "con che criterio si scelgono le ricerche da finanziare"
Quando sui giornali si legge

"Per la categoria Management il premio IgNobel è italiano, Alessandro Pluchino, Andrea Rapisarda e Cesare Garofalo ricercatori dell'università di Catania sono stati insigniti del "prestigioso" premio per uno studio sull'organizzazione aziendale, e in particolare "per aver dimostrato matematicamente - loro sono fisici - che enti e aziende sarebbero più efficienti se promuovessero le persone in modo del tutto casuale"

I ben pensanti insorgono "Avete visto come si sprecano i soldi pubblici è meglio darli alle veline"...e i nostri ministri ci hanno accontentato togliendo i soldi alla ricerca,
Come si fa a stabilire la bontà di una ricerca

Riprendiamo alcuni passaggi  espressi nella rubrica "chi siamo"
"
In Inghilterra  già a metà del settecento gente come Van Leeuwenhock , un semplice commerciante, diventava membro della Royal Society  in base a ciò che diceva e non in base  a ciò che rappresentava.
Da noi si guardano prima i titoli dopodichè se c’è  tempo e spazio  le pubblicazioni.
Il motivo di ciò è   in parte dovuto al fatto che  in Italia non esiste un’organizzazione autorevole come la Royal Society , le cui decisioni non vengono messe in dubbio, come da noi , da politici incompetenti convinti dell’incontrovertibilità della raccomandazione ( In pratica è il politico che decide la bontà di una ricerca) e in parte  al fatto che da noi esiste lo stile del dipendente pubblico“burocratizzato”  , stile che  nelle scelte o decisioni  tende a deresponsabilizzare tutto e tutti."

Eppure l'accademia è nata da noi (la Galileiana Accademia del cimento) e possediamo tutt'oggi  quella più vecchia d'Europa "L'accademia dei Lincei".
Cos'è allora che non funziona.
Semplicissimo "i politici nostrani sono riusciti a Depauperare il ruolo delle accademie sostituendosi a loro".
Risultato, prima ungono con valutazioni più o meno "ad occhio" chi per loro è passabile di finanziamento  per poi rinfacciare a noi cittadini la mancanza di risultati...troppo comodo vero ?

(PS - Se potete evitate di inviare l'intervento da scrivere nel blog a "lettere al direttore" costringendomi ad inserirlo a mio nome.)

Commenti (3)Add Comment
Antonio
Acume nell'individuare un genio
scritto da Roberto, ottobre 27, 2010
Il numero di focus del settembre 2010 alla pag. 35 , riporta nell'articolo dedicato ai "segreti di google" le seguenti frasi.
Massimo Marchiori , docente associato di informatica ha solo 40 anni , ma è grazie a lui che i motori di ricerca Internet si sono evoluti. Nel 1997 ha inventato l'algoritmo che ha permesso la nascita di Google e dei motori di seconda generazione.
Marchiori ha inviato il suo curriculum negli USA, al MIT di Boston , dove l'inventore del WEB Tim Berners-Lee gli ha detto "la nostra università è al completo ma per te faremo un eccezione, benvenuto".
Marchiori è tra i primi 100 ricercatori più importanti al mondo.
Ora vorrei fare due domande .
Perchè Marchiori non ha inviato il suo curriculum ad una prestigiosa università italiana ?
Se l'avesse fatto gli avrebbero trovato uno spazio all'interno della struttura a cui si fosse eventualmente rivolto ?
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Bontà della ricerca
scritto da Roberto, novembre 10, 2010
A quanto già accennato vorrei aggiungere quanto segue: qualsiasi coordinatore di un centro sperimentale desideri accedere a fondi destinati alla ricerca , causa tortuosità , mancanza di snellezza , diniego di pratiche etc.. etc.. , è spesso paradossalmente costretto ad abbandonare lo scopo per cui si muove , cioè la stessa ricerca.
Ma a chi è destinata la ricerca , All'intera società o solo al laboratorio che l'effettua ?
Da come sono strutturati i bandi, sembrerebbe che la ricerca sia fine a se stessa ed in quanto tale viene vista dai governi un modo come un altro per distribuire stipendi pubblici senza possibili ritorni economici, quasi un favore personale fatto ai ricercatori che , secondo loro, morirebbero altrimenti di fame
Edmondo
La ricerca dei baroni
scritto da Edmondo, gennaio 29, 2011
Nel mondo della ricerca vi sono quei pochi che si lamentano pur guadagnando anche per ciò che non producono , contro quei tanti che non si lamentano e non guadagnano nonostante producano.
Dedicato a Rossi e Focardi e alla rinascita dell'accademia

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