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L’idea di pubblicare una rivista su internet è nata esclusivamente dal suo titolare , Antonio Sacco, e dal suo direttore responsabile , Emiliana Sabia. Il concepimento di essa come mezzo di divulgazione scientifico-sociale è invece una prerogativa del solo titolare. Questo settore dell’informazione è spesso un campo minato soprattutto se rivolto anche a docenti e ricercatori, anziché solo alla massa. Un piccolo grave errore e sei subito fuori dalla cerchia delle persone che intendi raggiungere. Spero , considerata la mia quasi totale solitudine iniziale (solitudine che rasenta il modo di concepire i giornali “fai da te” di antica memoria quale “l’uomo qualunque” di Giannini , dove la stessa persona è: correttore di bozze, unico interlocutore con i vari comitati scientifici di riferimento, impaginatore, coordinatore e giornalista), qualche errore mi sarà perdonato.
Sicuramente lo scopo che intendo raggiungere non è quello di usare la stampa quale mezzo per ingannare la gente attraverso alcune scorciatoie, come le false interviste, (tanto care ai politici) utili solo ad imporre il proprio Ego. In ambito scientifico si è spesso emarginati anche per affermazioni sensate (Mendel ne fu un esempio) figuriamoci per quelle inverosimili o per atteggiamenti inconsulti atti solo a consolidare la propria volontà di “prima donna”. Nonostante ciò desidero essere giudicato per ciò che scrivo e non per il mio curriculum o per il mio ceto sociale. L’Italia purtroppo non è l’Inghilterra dove già a metà del settecento gente come Van Leeuwenhock , un semplice commerciante, diventava membro della Royal Society in base a ciò che diceva e non in base a ciò che rappresentava. Da noi si guardano prima i titoli dopodichè se c’è tempo e spazio le pubblicazioni. Il motivo di ciò è in parte dovuto al fatto che in Italia non esiste un’organizzazione autorevole come la Royal Society , le cui decisioni non vengono messe in dubbio, come da noi , da politici incompetenti convinti dell’incontrovertibilità della raccomandazione ( In pratica è il politico che decide la bontà di una ricerca) e in parte al fatto che da noi esiste lo stile del dipendente pubblico“burocratizzato” , stile che tende a deresponsabilizzare tutto e tutti. Chi è tenuto a prendere una decisone valutativa su un lavoro scientifico ? Risultato di ciò è che “Anno zero” non è solo il nome di una trasmissione televisiva, ma anche l’attuale momento della ricerca in Italia. Tutto quanto scritto non mi esime dal dire chi sono.
Nel 1980 mi sono iscritto alla facoltà di Ingegneria Nucleare presso il Politecnico di Torino. Università che ho frequentato ( sommerso da problemi famigliari ) per qualche anno con alterne fortune . I miei studi di fisica teorica non si sono interrotti con l’università. Ho continuato a scrivere lavori di logica scientifica, in particolare studi sulla pluritemporalità (l’esistenza di più tempi) e su i suoi aspetti intrinsecamente legati alla teoria della relatività ristretta. La mia opinione generale è che l’eccesso di empirismo Democriteo (dall’esperienza alla formulazione della teoria e non viceversa) sta creando una scienza a compartimenti stagni con settori spesso incomunicabili tra loro. L’uso ponderato della logica e quindi della matematica porta spesso ad evidenziare tra i vari rami della fisica sorprendenti contraddizioni. I miei lavori in attesa di pubblicazione sono attualmente in visione presso un importante università italiana.. Se il lettore me lo chiederà (per lettore non intendo me stesso che finge di autoleggersi) pubblicherò alcune di queste teorie sulla presente rivista.
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