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Astroboy
(Quando anche un cartone può farvi riflettere sul senso della vita)
Iniziamo questa rubrica insinuando un dubbio atroce, e se tutte le persone intorno a noi fossero dei robot ? Cerchiamo di essere più chiari ; e se tutte le persone intorno a noi non fossero nelle condizioni di interagire con il prossimo e che il loro apparente aspetto di animali sociali fosse una simulazione atta a non farci sentire soli. ? Come facciamo a stabilire se chi ci stà vicino ha una autocoscienza, io, anima che dir si voglia, se non possiamo entrare in lui ? Questo argomento iniziato con questa rubrica, procederà successivamente di pari passo in altre come : “invasione extraterrestre parte terza” e “il mondo dei robot parte prima e seconda”, avrà inoltre notevoli implicazioni in argomenti quali “logica e gnosticismo” o “logica e senso della vita”. Il filo conduttore di tutti questi capitoli sarà il dubbio etico espresso nel noto lungometraggio animato di recente produzione (2009) , Astroboy, tratto dall’omonimo fumetto giapponese e sequel di una serie tv di oltre 100 episodi. Nel cartone si narra di un bambino, di nome Tobio, che rimane vittima di un esperimento scientifico-militare. Il padre, scosso dalla grave tragedia, cerca di clonare il figlio a partire da alcuni frammenti del suo corpo.
Aiutandosi con la tecnica cibernetica riesce a ricreare una perfetta copia dell’infante, una specie di androide metà macchina e metà uomo. Il bambino così riprodotto ha gli stessi ricordi di quello deceduto, tutte le persone che sono venute a sua conoscenza prima dell’incidente non si accorgono minimamente del cambiamento. Il padre, unica persona a conoscere il segreto, inizialmente lo accetta , per poi ripudiarlo.Guarda il video
Dopo varie riflessioni di carattere etico non lo reputa più suo figlio. Analizziamo con attenzione cosa può aver portato a questa decisione, quale riflessione così sconvolgente trasformi improvvisamente amore in odio. Per farlo l’esempio più calzante è quello del possibile teletrasporto. Nel teletrasporto il processo di disintegrazione e ricostruzione della materia vivente equivale ad ucciderla e resuscitarla. Il voler assimilare la materia inorganica a quella organica azione che apparentemente è il massimo della scientificità, in realtà diventa pura metafisica , perché equivale ad ammettere la metempiscosi o la reincarnazione. Diventa invece scientifico ammettere il contrario cioè che esista un io, anima o autocoscienza (termine da utilizzare secondo la materia che li tratta) che non si può trasferire in tale processo.
Partiamo analizzando le varie fasi dell’eventuale teletrasporto.
Prima che un corpo sia trasferito è necessario sia scannerizzato, così come avviene per un Fax o una e-mail i dati ottenuti vengono immagazzinati e ricostituiti altrove.
Vi è un'unica differenza , nel caso del fax o dell’e-mail si tratta di un copia-incolla , nel caso del teletrasporto si tratta invece di un taglia-incolla (anche se nulla vieta che anche nel caso del teletrasporto vi sia un copia-incolla). Così come accade per un documento , facilmente riproducibile in più copie, lo stesso accadrà per un essere umano , da una copia disintegrata ne posso ricostituire molte. La domanda è questa : “in quale delle copie viene trasferita l’autocoscienza (o a seconda dei punti di vista Io o anima) ?” Se la risposta è “tutte” vuol dire che è possibile pensare con la mente di un’altra persona. Si creerebbe un organismo multiplo con organi di percezione , i 5 sensi , moltiplicati per il numero di copie prodotte. I dati così elaborati verrebbero registrati contemporaneamente in egual modo da ogni singolo cervello di ogni singola copia. Una specie di essere del tipo narrato nel racconto di fantascienza “Nascita del superuomo” di Stungeon. Chiaramente in questo modo ammetteremmo indirettamente l’esistenza della telepatia.
E’ paradossale come nell’ipotizzare il teletrasporto , più cerchiamo di essere razionali e scientifici e più cadiamo nella parapsicologia.
L’unica alternativa rimasta è quella di considerare le copie ricostituite come cloni. Cioè gemelli omozigoti adulti (Vi è un bellissimo fumetto dell’uomo ragno che tratta in maniera interessante l’argomento,lo fa parlando della clonazione di Gwen Stacy la ragazza morta del tessiragnatele). A differenza dei gemelli omozigoti in fasce quelli adulti avranno esperienze già acquisite. Verranno al mondo come un nastro magnetico preregistrato (apparentemente simile al trapianto del cervello di cui parleremo in futuro trattando lo sceneggiato gamma), al contrario dei neonati che sono musicassette vergini. Paradossalmente più si cerca di dimostrare che l’autocoscienza non esiste e più si entra in contraddizione con la scienza. Morale della riflessione : quasi sicuramente il padre di Astroboy era nel giusto quando disconosceva il clone meccanico del figlio.
Veniamo ora alle implicazione generali legate al teletrasporto unificando materia organica e materia inorganica.
Non ripeterò ciò che verrà esposto con maggior dettaglio nella rubrica “Invasione aliena parte seconda” sulla differenza tra entanglement e fluttuazione quantistica e sul significato di identità fisica secondo la meccanica di Fermi di cui parleremo in appropriato capitolo divulgativo., ma di semplici applicazioni logiche. Se all’interno di un acceleratore di particele provoco una collisione tra una particella(elettrone) e la sua corrispondente antiparticella (positone) con relativa mutua annichilazione e subito dopo in un altro acceleratore compio 5 volte il procedimento inverso con l’ottenimento di 5 coppie particella antiparticella , creo una trasposizione della materia da 1 a 5.
Se non vogliamo ricorrere nelle elucubrazioni metafisiche dell’uno e del tutto di Parmenide dovremo ammettere che seppur le sei particelle sono identiche tra di loro non sono le stesse. Ritornando alla materia organica, per meglio chiarire l’argomento , vi è da fare una considerazione mediana, analizzare il treletrasporto parziale. Teletrasporto tanto ben pubblicizzato nel film “la mosca”. Immaginiamo che all’atto della disintegrazione annichiliamo unicamente la gamba dell’uomo da teletrasportare. Chiaramente dopo ciò il soggetto sottoposto all’esperimento dovrà essere mantenuto in vita. Riconvertiamo la gamba al suo posto originario magari sostituendola con una compatibile di un altro essere umano . Il risultato dell’esperimento , fino a prova contraria , certifica che non vi sia stato cambio d’identità.
Il tutto equivale ad un semplice trapianto della gamba.
Ripetiamo l’esperimento togliendo e reintegrando braccia e gambe, sembra che anche in questo caso l’identità non possa cambiare. E se ora togliamo il busto ? Ciò vuol dire univocamente uccidere una persona ? Fino a metà del 900 si pensava che l’essere umano non potesse sopravvivere che poche frazioni di secondo senza cuore. Nel 1967 contro tutto e tutti Barnard ( a cui dedicheremo la breve una biografia) dimostrò attraverso il trapianto cardiaco, che un uomo può sopravvivere senza cuore, se opportunamente sostituito da una pompa, per diverso tempo. Al contrario di ciò che pensava Aristotele tutti noi sappiamo che il cuore non è un organo pensante.
E se come per robotman (vedi rubrica Scienza ed Etica – Vita da androide) riuscissimo un domani mantenere in vita unicamente il cervello di un uomo per poi riconvertirgli intorno un corpo , magari quello di un essere di sesso opposto, avremmo ancora la stessa persona con la stessa autocoscienza ? La risposta è probabilmente si, ciò equivarrebbe al trapianto di un cervello. Con ciò ci siamo azzardati ad affermare innanzi tutto che l’autocoscienza esiste (altrimenti vorrebbe dire ammettere la parapsicologia) e che si trova in qualche zona del cervello.
Molti sono inclini ad identificare l’autocoscienza con la memoria, gli obiettori in genere rispondono attraverso una metafora : “ Se ad un computer formatti o sostituisci l’Hard disk la sua essenza non cambia , agirà sempre nello stesso modo, avrà sempre le stesse prestazioni e gli stessi difetti”. Ma se l’autocoscienza esiste dove si trova e come trasferirla durante un teletrasporto Possiamo cercare di supporre che la nostra autocoscienza sta al nostro cervello come l’energia elettrica sta al processore di un computer. In questo contesto una delle idee più sconvolgenti è che l’energia abbia il copyright.
Mi spiego meglio.
Di fatto l’uomo assomiglia ad una macchina , se questa macchina non viene accesa rimane inerte.A rafforzare questo concetto vi è l’idea che dal punto di vista della materia , la differenza tra un uomo vivo e lo stesso uomo un attimo infinitesimo dopo la sua morte è praticamente nulla. Anzi è ancora più simile da morto che da vivo poiché in due istanti successivi della condizione da vivo milioni di cellule si replicano e si trasformano.
Chi è che ci attacca la spina per farci funzionaree come siamo alimentati.
Non mi voglio soffermare sul “chi ci attacca la spina” , sarebbe infatti presuntuoso da parte mia affermare con certezza se sia stata la natura in quanto espressione del caso o Dio. In quanto al secondo punto, sembrerà invece strano ma anche noi funzioniamo ad energia elettrica , di fatto tutte le reazioni chimiche, biochimiche e nervose che avvengono nel nostro corpo hanno alla base interazioni elettromagnetiche. Energia elettrica che all’occorrenza si trasforma in energia meccanica e calore.. Quando la spina viene staccata, cioè moriamo, vengono interrotte le principali reazioni biochimiche e tutte quelle nervose , rimangono attive solo quelle reazioni chimiche e biochimiche necessarie alla decomposizione del nostro corpo. Detto in parole crude diventiamo cibo per batteri e microrganismi.
Se facciamo nuovamente il parallelo con un computer , possiamo ipotizzare che in tale sistema elettromeccanico esistono due tipi di energia : una passiva ed una attiva. Quella attiva permette al computer di funzionare , ed è quell’energia che dopo aver percorso una griglia sterminata di bit ordinati ci fornisce un output attraverso le periferiche. Quella passiva è invece quella che tiene unita la struttura fisica, cioè le interazioni nucleari forti e quelle elettromagnetiche..
Nel nostro caso sembrerebbe che l’energia attiva , come l’acqua che scorre in una fontana, costituisca un ciclo chiuso: sia cioè , follia delle follie , sempre la stessa ,abbia un identità. Tutto ciò non è termodinamicamente possibile , non si può aver contemporaneamente un ciclo energetico a fontana che rimescoli sempre la stessa energia e che il ciclo stesso abbia un ruolo nel corpo umano. Ciò implicherebbe un moto perpetuo di prima specie. Ma anche un pendolo semplice in assenza di attrito può essere visto da noi e quindi interagire. In questo caso vi è dunque un interazione dovuta all’incidenza della luce che colpisce il pendolo e rimbalza ai nostri occhi. In questo caso la luce gioca il ruolo di scanner imparziale che estrae informazioni. Forse è da una primitiva considerazione di questo tipo che Cartesio ipotizzò la famosa ghiandola pineale , sede dell’anima, l'equivalente di una memoria RAM del computer.
A parte l’apparente e possibile contraddizione in termini energetici , la follia nasce anche dalla considerazione che per noi è semplice identificare la materia ma assurdo identificare l’energia……..come dire “quell’energia là, l’ho già incontrata quando ero in gita a Venezia”. A questo punto potrebbe nascere anche un dilemma etico “può nascere un intelligenza artificiale autocosicente, che abbia un io o anima che dir si voglia, in breve possiamo trasformarci in Dei ?” L’ipotesi che ciò attualmente non sia concepibile sarà trattata ne capitolo “Scienza ed etica – il mondo dei robot parte prima”. L’idea suggestiva (Sia ben inteso queste sono solo speculazioni intellettuali, pura metafisica, che non hanno nessuna pretesa di scientificità) è che tale energia attiva interrompa il suo ciclo ed esca dal corpo con la morte.
La famosa anima cristiana che fugge dal corpo e si conserva anche dopo la morte.
A questo punto il dilemma di inizio rubrica diventa “Parlando di teletrasporto. Come ricostruire vivo in altro luogo il corpo umano disintegrato , logicamente è più semplice e logico che sia ricostituito morto visto la maggior affinità materiale,tra un corpo morto a un corpo a vivo , a distanza di breve tempo, e poi come attaccare la spina e come trasferire la stessa energia ciclica attiva da un corpo ad un altro”
Per concludere si rende necessaria una sintesi di quanto scritto sino ad ora. Sembrerebbe che l’energia che ci mantiene in vita abbia il copyright . Questa energia si può confinare entro certi limiti all’interno del cervello. Oltre questi limiti l’alternativa è la fuga e la dispersione nell’ambiente, punto di convergenza tra filosofia religiosa ed atea.
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