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La fotografia (parte prima) PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Sabato 23 Ottobre 2010 06:27

La Fotografia 

Capitolo 1.1

Potrà sembrare superfluo iniziare una rubrica sulle  grandi invenzioni  partendo dalla fotografia.
Si potrebbe pensare all’invenzione  della “Ruota” o a quella dei caratteri mobili ad opera di Johannes Gutenberg.
Nel primo caso non conoscendo chi per primo la ideò ci sarebbe poco da scrivere (comunque ne parleremo) , dopo una lunga parentesi sulla sua importanza si passerebbe direttamente a Goodyear e all’invenzione del pneumatico.
Il secondo caso è invece è estremamente degno di nota , taluni la considerano , non a torto, la più importante invenzione del mondo civile occidentale.
Ma il suo impatto fu soprattutto di tipo sociale (anche di questo parleremo) e noi preferiamo partire da un invenzione che ebbe enorme impatto diretto sia dal punto di visita scientifico che sociale, la fotografia.

Ad un primo esame  , svogliato e veloce, la fotografia potrebbe sembrare semplicemente un invenzione che ha arricchito l’arte e il modo di rappresentare la natura, così non è.
Per prendere atto di ciò è però necessario risalire all’etimologia della parola o ancor meglio al suo processo filologico.
Una delle enciclopedie più rinomate degli anni 80 la “Federico Motta Editore” dà alla parola fotografia la seguente  definizione :” (dal greco luce e scrittura) Arte e tecnica per ottenere  immagini durature con l’azione che la luce esercita su certe sostanze ad esse sensibili”
Dopo aver definito lo sviluppo etimologico passiamo alla sua trasformazione filologica : “Per eseguire una fotografia è necessaria una macchina fotografica ed il materiale sensibile adatto.
Ciò cosa vuol dire ?
Vuol dire che la fotografia è legata indissolubilmente a due componenti l’apparato ottico e quello sensibile.

La fotografia è legata da due componenti ma ,cosa ancor più straordinaria  , può fare a meno del primo ma non del secondo.
Ed è stata l’invenzione della lastra fotografica ancor prima che l’applicazione dell’ottica  la base imprescindibile della fotografia.
Ritornando all’etimologia della parola  fotografia  “luce e scrittura” notiamo che entrambe i termini  sono componenti intrinseche e indipendenti , esclusive unicamente della pellicola (o lastra) e non delle lenti
A questo punto è chiaro che se non fosse esistita la lastra fotografica non si sarebbe potuta sviluppare alcuna  tecnologia alla base della fotografia tra cui la spettrografia .
Non avremmo mai conosciuto massa e carica di una particella subatomica, non si sarebbe scoperta la radioattività, non sarebbe potuta nascere ne la moderna meccanica quantistica ne  la moderna astrofisica, non si sarebbero potuti calcolare intervalli di tempo molto al di sotto delle capacità del più preciso degli orologi etc. etc..
Balmer , Bequerel, Rutheford, Bohr, Curie, Thomson, Aston, Chadwick, Fermi , Dirac etc. etc. nessuno di loro avrebbe avuto la possibilità di esprimere quanto in realtà ha espresso.
L’intera fisica moderna sarebbe profondamente menomata.
Non solo  , anche la medicina .
Basti pensare alla radiologia,  la  medicina nucleare , il laser tutti settori o strumenti della medicina che non sarebbero nati o sviluppati senza l’invenzione della lastra fotografica.

Persino la dimostrazione della relatività generale non sarebbe stata possibile se Eddington non avesse usato lastre fotografiche.
Il metodo di catalogazione archeologico, il restauro di opere antiche, la documentazione storica e dei fatti di cronaca sono campi del sapere che hanno tratto notevole vantaggio dalla nascita della  fotografia.
Anche la giustizia non può più farne  a meno basti pensare agli schedari dei   ricercati o agli  all’autovelox.
Quanti di noi , sentendo parlare di fotografia, anziché pensare a tutte queste applicazioni sono indotti inconsciamente ad intendere un romantico ritorno al mondo dei ricordi, quando tutto ciò che accadeva era(spesso falsamente)  più bello.

Il primo uomo a descrivere chiaramente le proprietà di una camera oscura fu Leonardo Da Vinci nel codice Atlantico

Tale adattamento ergonometrico si protrasse sino ad inizio 900 e  fu di fondamentale importanza , si legge “ La camera oscura deve essere preferibilmente di forma parallelepipeda e presentare su una delle pareti verticali una minuscola apertura, questa proietterà sulla parete verticale opposta un immagine rovesciata degli oggetti illuminati che si trovano all’esterno”.
Fortunatamente per noi questa  fu una delle    idee  che Leonardo decise di divulgare ed i risultati si ebbero subito.
Nella sua stessa epoca  verso 1l 1550 il fisico, matematico inventore e mago Girolamo Cardano  aggiunse alla minuscola apertura ipotizzata da Leonardo una lente ed il filosofo , alchimista e commediografo Gian Battista della Porta ne ridusse le dimensioni tanto da renderla facilmente trasportabile.mportanza per il suo ulteriore  sviluppo (una macchina fotografica alta 2 metri non avremmo avuto gli stessi utilizzi pratici di oggi)
Inizialmente sul lato verticale opposto al foro era posizionato  un foglio di carta ,     l’immagine   riflessa   veniva dunque disegnata. a mano.
La svolta tecnologica  si ebbe solo nel 1727 grazie ad una intuizione del chimico tedesco Johann Heinrich Schulze (1687-1744), che miscelando in una bottiglia  gesso, acido nitrico e argento  , notò un  oscuramento   sul lato della bottiglia esposta alla luce solare. Questo evento diventò:  “la creazione accidentale del primo composto foto sensibile”.
Shultze   volle approfondire ulteriormente l’osservazione , ricoprì un foglio di carta vuoto con calce e nitrato d’argento , vi sovrappose un altro foglio pieno di disegni e scritte ed espose il tutto al sole.
Ciò che ottenne fu un’ immagine negativa del disegno e delle scritte.
Purtroppo l’immagine era fugace , durante l’osservazione il foglio diventava sempre più scuro  sino  diventare   completamente nero.

Per un breve attimo era stata prodotta (per la prima volta), anche se solo in negativo,  una fotocopia  
Fu proprio . Schulze a dare  il nome di “Fotografia”  a tutte le immagini così ottenute.
Un altro tentativo di fissare immagini andato a vuoto fu quello compiuto nel 1802 dall’inglese
Thomas Wedgwood (1771-1805)
Solo nel 1822 l’impresa riuscì, l’artefice fu il francese Joseph Nicéphore Niepce  

 Biografia di Joseph Nicéphore Niépce

 Joseph Niépce  (che più tardi cambierà il suo nome in  Nicephore  )  naque il 7 marzo 1765 a Chalon-sur-Saône,  un piccolo centro  francese     situato nel dipartimento di Saône-et-Loire nella regione della Borgogna
Suo padre,avvocato e consigliere del Re sovrintendeva i depositi di Chalonnais.
Nièpce non era figlio unico aveva una sorella e due fratelli
Joseph compi suoi studi ad Angers presso la scuola dei fratelli oratoriali.
Fisica e chimica erano le sue passioni principali.
Nel  1788 lascia “le collèges des Oratoriens” e si arruola nella Guardia Nazionale di Chalon-sur-Saône; fu  allora che iniziò a firmare le sue lettere con il nome di Nicephore anziché Joseph..
La rivoluzione francese , scoppiata l’anno successivo , trasformerà improvvisamente la sua vita.
Ferreo sostenitore dei principi di “liberté, egalité e fraternità” nel 1792 si arruolerà nell’esercito rivoluzionario nel quale viene assegnato prima al sud del Francia e poi alle campagne in Sardegna.
L’esperienza giacobina dura due anni,  l’amor per una donna è più forte di quello per la patria, per cui quello stesso anno (il 1794) si sposa con Agnés Roméro dalla quale ha quasi subito   un figlio, Isidoro
Il 1797 è l’anno in cui la storia della scienza cambia corso.
Durante un viaggio in Sardegna con la famiglia e suo fratello Claude (che da tempo viveva con lui) decide di applicarsi per risolvere il mistero che in passato aveva bloccato gente come Johann Heinrich Schulze  e Thomas Wedgwood , fissare l’immagine riflessa proiettata all’interno di una camera oscura.

Non fu un colpo di fulmine , i fratelli  Niépce  (Joseph e Claude) avevano una particolare propensione per le invenzioni , in futuro progetteranno  un prototipo del motore a combustione interna, apparecchiature di propulsione per natanti e pompaggio acque.
Nel 1801 Nicephore, la sua famiglia e Claude ritornano a Chalon-sur Saône sono richiamati a gestire il patrimonio di famiglia , che dalla morte del padre, avvenuta nel 1785, era divenuto uno dei compiti da svolgere  della madre.
Fu nel 1807 che raccolsero i primi frutti del loro lavoro , furono i titolari di un brevetto decennale  (con firma di Napoleone)  per l’invenzione del “Pyreolophor” il primo motore a combustione mai realizzato al mondo.
Si dice che questo motore spinse controcorrente una barca    lunga due metri   sul fiume Saône  .   
Purtroppo non vi sono prove certe sull’evento , di fatto dal 1807  fino al 1854 non vi furono ulteriori sviluppi pratici e nessun altro mezzo di trasporto è stato visto muoversi   con mezzi diversi dell’energia animale o umana.

 I fratelli Nièpce non si scoraggiarono,   nel 1816,   alla scadenza  del loro brevetto, tentarono prima a  Parigi e  poi nel 1817 in Inghilterra     di sfruttare la loro invenzione.
Purtroppo per loro solo nel  1854 Eugenio Barsanti, nato nel 1821 a Pietrasanta, e Felice Matteucci (fisico) brevettarono e costruirono il primo motore a combustione interna che abbia   funzionato regolarmente.
Dal 1818 , rimasto senza l’ausilio del fratello, cercando di correggere gli errori precedenti,  Nicephore inizia una ricerca sulla fissazione di immagini proiettate sul retro di una camera oscura  -.
Parte della sua ricerca è svolta   tra le cave di pietra calcarea intorno a Chalon-sur-Saône , ciò al fine di trovare pietre appropriate alla litografia .

La sua abnegazione fu premiata finalmente nello stesso anno riesce a fissare  un'immagine   per tre mesi.
Nel frattempo Nicephore continua a dilettarsi con altre invenzioni alcune di esse prettamente ludiche ,  costruisce ad esempio un cavallo a dondolo   con  sella regolabile.
Ritornando alla fotografia , nel 1822 realizza una  copia di un disegno con la  singola azione della luce su una lastra di vetro ricoperta di bitume di Giudea (ritratto del Papa Pio VII) e successivamente la riproduzione di disegni di contatto con  bitume di Giudea e  vernice (la prima eliografia)
Niépce è anche il primo ad accorgersi che la luminosità di un ritratto litografico dipende dal tempo che la camera oscura è esposta al sole.
Per oggetti poco illuminati il tempo di esposizione dei suoi esperimenti arrivava  addirittura a 5 giorni
Al fine di perfezionare la sua camera oscura nel 1825, Niépce chiede agli ottici di Parigi,  Vincent e Charles Chevalier,   tutti i tipi di lenti allora conosciuti  . Non potè  però  sfruttare subito le nuove macchine  poiché i suoi esperimenti vennero    rallentati    dal matrimonio di suo figlio con Eugénie de Champmartin.
Nel 1826 finalmente giunge il momento fatidico , Niépce scatterà la prima fotografia della storia umana tramandata ai posteri come "Point de vue de la Fenêtre" (Punto di vita della finetra).

Esponendo per otto ore una lastra di rame argentata ricoperta da uno strato di vernice formata da bitume giudaico diluito e trattandola successivamente con un miscuglio di benzina e lavanda,  riuscì a fissare   l’ immagine che otteneva con la camera oscura.
Il principio su cui si basava l’esperienza,  nasceva dalla considerazione che quando il bitume viene a contatto con questi liquidi (Benzina e lavanda) l’azione della luce lo rende insolubile, mettendo così a nudo le parti di metallo corrispondenti alle ombre delle immagini.
Così come accadde a Shultze pochi anni prima l’immagine così ottenuta ara in negativo.
Nonostante l’estrema lentezza del processo Niepce può essere considerato a tutti gli effetti il vero inventore della fotografia    
Con lo scopo di migliorare la luminosità e la qualità delle immagini in camera oscura
Nel 1829 , Niépce inizia una collaborazione  con Louis Jacques Mandé Daguerre, uno specialista in questo settore
Dopo un serie di fallimenti per produrre direttamente immagini in positivo nel   giugno 1832 i due partner,  utilizzando come agente fotosensibile uno distillato di olio di lavanda riuscendo così ad  ottenere immagini con un tempo di esposizione inferiore a 8 ore.

 

Questo processo prese il nome di  Physautotype.
Purtroppo   Niépce  muore improvvisamente  il 5 LUGLIO 1833 a Saint Loup de Varenne:   senza che  nessuna delle sue invenzioni   sia stata ufficialmente riconosciuta.
Il tragico epilogo della vita di Niépce induce a profonde riflessioni, anche nella scienza ed in particolar modo nell’intricato mondo dei brevetti, la storia è scritta dai vincitori.
Vincitori    come Edison,  che seppur immenso, riuscì ad imporre  , in maniera spregiudicata anche falsità  (ad esempio  affermando a fini economici che la corrente continua era più sicura dell’alternata).
Edison, figura nello stesso tempo luminosa (è un eufemismo) e oscura .
Il suo campo d’azione  , come vedremo, si incrocerà in maniera misteriosa e sinistra con lo sviluppo della fotografia in cinematografia,  in particolare desteranno ombra   i suoi  rapporti con    Louis la Prince , discepolo di Daguerre ed oggi quasi universalmente riconosciuto, in maniera postuma , inventore del Cinema .
Ma di questo ne parleremo un’altra volta.

 

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Ultimo aggiornamento Mercoledì 23 Febbraio 2011 17:24