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Nella rubrica “Etica problema antico o attuale” avevamo constatato come il vento dell’innovazione tecnologica quasi sempre spazza via abitudini, iconografie, passioni, trasforma il modus vivendi di epoche intere fa scomparire improvvisamente tutto ciò che per lungo tempo ci ha fatto sognare . Era l’inizio degli anni 70, ero ancora un ragazzino, ricordo il momento in cui la Panini scelse di produrre figurine adesive al posto di quelle da incollare. Una delle evoluzioni logiche dei baby collezionisti anni 60 nell’approccio alle figurine era il seguente:
- durante la prima raccolta si tendeva ad incollare quasi totalmente la singola figurina nel rispettivo spazio,quasi questa azione corrispondesse ad una forma di antifurto. Poteva capitare che un amico ti chiedesse in cambio proprio quella figurina e per ottenerla era disposto a darti ben 20 figurine che a te mancavano. Chiaramente non potevi staccarla senza creare buchi nell’album…….il gioco non valeva la candela.Ciò ti dava terribilmente fastidio.Questo sistema di incollaggio totale aveva inoltre un altro effetto collaterale, capitava spesso che la colla debordava dal proprio spazio e che due pagine dell’album si incollassero tra loro.
- Nelle raccolte successive si usava dunque l’accortezza di usare poca colla, ma soprattutto nasceva il dilemma “usare colla solida (la famosa coccoina o imitazioni) o colla liquida ?
Con poca colla, però, capitava spesso che le figurine si staccassero, si giungeva dunque ad un compromesso , se si usava la colla liquida si versava una singola goccia ai quattro bordi laterali dello spazio predisposto , due in alto e due in basso.
Come evitare che la colla debordasse ?
Nasceva un ulteriore dubbio :” era meglio mettere la colla sullo spazio o direttamente sul dorso della figurina e spalmarla col dito”. Inevitabilmente durante le prime raccolte l’album, a causa dei continui togli e metti, era sempre pieno di buchi più o meno grandi. Consci di questi problemi infantili , la Panini ideò dapprima le mitiche celline (nastri biadesivi) , per poi passare intorno al 1972 , direttamente alle figurine adesive Va premesso che alcune figurine adesive già esistevano prima del 1972 (se non erro la Panini le introdusse nella collezione dei Calciatori 1963-64) ma erano poche, in genere erano gli ambiti scudetti delle squadre di calcio (la loro ricerca non ti facevano dormire la notte) il cui valore era considerato maggiore di quelle da incollare. Vi erano disqusizioni sulla marca di colla da usare se fare o no lo scambio alla pari ma soprattutto se valeva la pena ai fini di giochi di conquista di figurine altrui riciclare quelle già attaccate . Con l’avvento della figurina adesiva non era più possibile scambiare con amici figurine già incollate sull’album, un intero universo infantile, basato sulla colla, che ha occupato risorse mentali e tempo allo studio , ma che soprattutto a lasciato ricordi indelebili , è scomparso con una semplice scelta editoriale “passare alla figurina autoadesiva”
Stessa cosa è accaduta , quando da grandicelli,sono scomparsi prima l’L.P. e il 45 giri in vinile e successivamente quando è avvenuta la nascita dell’mp3. Ipprovvisamente perdevano di significato le “Hit Parade” di Lelio Luttazzi e i “Dischi Caldi “ di Giancarlo Guardabassi. Spariva un icona religiosa come la copertina (come non ricordare la mucca di “atom herat mother” , il prisma ottico di “dark side of the moon” o l’uomo che brucia in “Wish you were here “ dei Pink Floyd o la grossa bocca di “In the court of the Crimson King” dei King Crimson). Attraverso la copertina si seguivano testi di canzoni , si conoscevano notizie dettagliate sugli autori, si leggevano i tempi di durata dei singoli brani…..una vera e propria biografia culturale dell’album. Nella rubrica storia della fotografia (parte seconda) abbiamo visto cosa è significato a livello culturale la scomparsa del rullino e la nascita della foto digitale o per i nostri nonni i carrozzoni per lo scatto e la stampa delle foto epocali. Potremmo fare innumerevoli altri esempi come: il cinema, i blockbuster, i software di informatica, i videogiochi etc.. etc…ma per quanto mi riguarda la più grossa rivoluzione fu la nascita della prima calcolatrice.
Nelle scuole superiori non avemmo il tempo di usarle molto. Le prime T30 ,cosiddette tascabili ,della Texas Instruments, che sostituivano le enormi CASIO , apparvero solo verso la fine degli anni settanta. All’epoca io frequentavo gli ultimi due anni dell’istituto tecnico per geometri, prima di allora andavo avanti con tavole logaritmiche , trigonometriche e calcoli a mano, ricordo persino che nel 1980 durante l’esame di Analisi 1 sostenuto al Politecnico di Torino ci fu proibito l’uso di calcolatrice. Dovetti fare un corso rapido per l’utilizzo del regolo calcolatore. La mia generazione è dunque cresciuta con il mito del genio calcolatore. Mi spiego meglio, per bambini e ragazzi della mia generazione era considerato un genio colui che risolveva le espressioni matematiche in un solo passaggio o colui che riusciva a fare calcoli complicatissimi a mente. Ricordo precisamente cosa si intendeva allora per “genio del settore”: “quell’ingegnere che svolgeva i calcoli statici senza l’ausilio dell’elaboratore” oppure “quel fisico che riusciva a determinare la portata di un fiume solo osservandolo”, in ultima analisi l’antitesi di ciò che si intende oggi . Da bambini , ad alimentare questa cultura da “ragazzi prodigio” contribuivano trasmissioni TV come “Chissà chi lo sa “ di Febo Conti dove basandosi sulle prestazioni intellettive di studenti venivano svolte gare tra le diverse scuole italiane . La stessa scuola che frequentavo basava spesso la nostra istruzione sulla competizione tra alunni, gare del tipo “chi conosce più capitali del mondo , chi conosce più mammiferi, chi conosce più invertebrati etc..” ma soprattutto gare di tabelline.
In un occasione di queste riuscii a stupire tutti.
Il mio spazio di gloria fu la conseguenza dell’aver letto il libro “Le maraviglie della scienza (notare la a al posto della e)” di Mina Ripiani , uno dei volumi UTET della “Scala d’oro” e una delle innumerevoli enciclopedie per ragazzi che venivano propinate in ambiente scolastico negli anni 60. Nel capitolo “calcolo meccanografico” si insegnava il seguente trucco “Si può determinare il quadrato di un numero uscente in 5 senza moltiplicare il numero per se stesso; un piccolo segreto subito svelato. Si astrae dal 5 , si moltiplica il numero restante per il suo consecutivo e , a destra del risultato ottenuto si pone 25.
Qualche esempio.
Si chiede il quadrato di 35. Subito fatto . Non occupiamoci del 5 . Moltiplichiamo il numero restante ,che è 3, per il suo consecutivo che è 4. Alla destra del prodotto che è 12, poniamo 25. Si ottiene 1225. E’questo il quadrato di 35 , come si può facilmente controllare moltiplicando 35 per 35”.
Il film che più di ogni altro ha incarnato questa particolare caratteristica degli anni 60/70 è stato senza ombra di dubbio “Erasmo il lentigginoso” (Dear Brigitte) un film girato nel 1965 e che tra gli interpreti aveva il re degli ingenui buoni , James Stewart nei panni del professor James Leaf (papà del bambino prodigio), Brigitte Bardot che interpreta se stessa, (meta di incontro del bambino) e il piccolo Billy Mummy già famoso protagonista in America per la serie televisiva di fantascienza “Lost in the Space” e nel film interprete di Erasmus Leaf , il bambino prodigio. E’ inutile sottolineare che Erasmus rappresentava per me, l’ideale del bambino perfetto ed è inutile nascondere che tra un sentimento di invidia ed ammirazione avrei voluto essere come lui. La sua bravura era tale da competere in gare di calcolo con i mostruosi ENIAC (o Univac MANIAC 1) guarda il video , i fantascientifici computer degli anni 50-60 con potenzialità inferiori a quelle di un odierno palmare, o riuscire a calcolare con esattezza le possibilità di vincita di un cavallo durante una race-horse. Chiaramente tutti gli introiti dei guadagni di Erasmus venivano devoluti per beneficenza alla ricerca scientifica (che bel gesto). Erasmo il lentigginoso veniva a far parte di un trittico infantile di film che vedeva come protagonisti in a titolo diverso Frank Capra e James Stewart: Orizzonti perduti Frank Capra (1937) – La vita è meravigliosa – Frank Capra – James Stewart (1944) – Harvey – Frank Capra – James Stewart (1950) – ed appunto Erasmo il lentigginoso (Dear Brigitte) – Henry Coster - James Stewart (1965). Tutti e tre , anche se girati in epoche diverse tra loro, avevano in comune una caratteristica: essere film di fantascienza fagocitati da una tramone da commedia, tanto da apparire in ultima analisi come tali. Dico ciò, anche se spesso la commedia di fantascienza non viene descritta ne come commedia e ne come fantascienza ma semplicemente genere fantasy. Orizzonti perduti , di cui parleremo prossimamente in questa rubrica , esaltava le nostre attitudini infantili di esploratore : come Livingstone o come i personaggi tipici dei libri dello scrittore fantasy Haggard (molto diffusi ai nostri tempi) , mentre – La vita è meravigliosa , ambientato nel periodo natalizio, era uno dei primi film Ucronici a sfondo mistico,altro argomento ambito dai ragazzini anni 60/70 (in questo caso colui che tornava indietro nel tempo per cambiare il passato non utilizzava la scienza ma la magia).
Sembra quasi ovvio affermare che film come questi si univano ai cartoni Disney o alle comiche di Laurel ed Hardy o Chaplin del periodo natalizio oppure ai Peppone e Don Camillo dei film al mattino trasmessi nel periodo delle grandi fiere, (a Torino , il salone dell’auto , in Puglia e Basilicata , la fiera del levante). Ciò li garantiva del marchio di origine controllata. Veniamo ora come al solito alle connessioni scientifiche e sociali del film , della serie “lo sviluppo culturale infantile di un uomo di scienza” Nella rubrica “Uomini sulla luna” abbiamo parlato dell’importanza del razzo giocattolo , in “Radiazioni BX destinazione uomo” del microscopio in “Erasmo il lentigginoso” parleremo della calcolatrice. Così come la figurina adesiva a cancellato aspetti fondamentali del suo culto tanto da indurre molti bambini anni 60/70 ad interrompere questo tipo di passatempo (compreso me e suppongo il mio caro amico Marco Valtolina) la calcolatrice ha trasformato il concetto di genio. L’indottrinamento scolastico della mia generazione ,avvenuto in piena contestazione studentesca , era definito nozionistico. Ad esempio nell’insegnamento di materie come storia e geografia si privilegiava la conoscenza di: fiumi, monti, laghi, capitali in geografia e battaglie, protagonisti e date in storia. Idem in matematica , elementari e medie si basavano su programmi di tipo meccanicistico: tabelline, espressioni, equivalenze, aree di figure piane , volumi ed aree di figure solide. C’era poco spazio per lo sviluppo logico e l’educazione al libero arbitrio. Attualmente ai ragazzini delle elementari e medie viene principalmente insegnata la differenza tra democrazia e oligarchia, la demografia politica le scienze del territorio, pochi di loro sanno quali sono le regioni d’Italia e i rispettivi capoluoghi o , nel caso di mia figlia, sono addirittura spariti dal suo programma di storia argomenti quali le guerre tra greci e persiani (di fondamentale importanza nell’evoluzione della cultura occidentale) E’ evidente che durante i primi cambiamenti sociali, come al solito, non si riesce mai a trovare un giusto compromesso tra vecchio e nuovo. In matematica il trapasso tra vecchio e nuovo ha visto come artefice principale la calcolatrice.
Tutto il programma delle scuole elementari parte di quello delle medie ed inizio superiore era incentrato sull’importanza del calcolo a mano svolto con precisione. Si svolgevano caterve di addizioni, sottrazioni ma soprattutto moltiplicazioni e divisioni che divenivano nel tempo radici quadrate, cubiche , elevazione a potenze uso di tavole logaritmiche e trigonometriche etc.. etc.. Non esagero nel dire che un buon 40% di quel tempo , con l’avvento della calcolatrice, ora viene utilizzato per sviluppare le cognizione critiche dello studente piuttosto che quelle meccaniche. L’insiemistica e la geometria analitica vengono accennati ed introdotti in anticipo, (già nelle scuole medie) lo studio dello spazio tridimensionale viene analizzato ed insegnato con maggior dettaglio. Oggi è più importante svolgere ogni singolo passaggio di un espressione denotando proprietà di ordine mentale e capacitò di organizzazione dello spazio piuttosto che scrivere direttamente il risultato, magari sbagliato. Per l’esperienza che sto acquisendo attraverso mia figlia oggi si da giustamente più importanza al risultato esatto magari con un passaggio in più che al fatidico “Hai capito il procedimento” dei nostri tempi. Anche perché nel mondo del lavoro non basta “Aver capito il procedimento”.Oggi svolgere il fatidico passaggio in più è sinonimo di maturità, vuoi perché ci si offre una maggior base di correzione in caso di errore e vuoi perché si è coscienti di offrire a terzi una visione più chiara e leggibile del lavoro, ieri era invece un sinonimo di debolezza incapacità di sintesi.
Eppure le grandi rivoluzioni scientifiche di inizio e metà 900 andavano nella direzione opposta , lo sviluppo della fisica teorica la nascita della meccanica quantistica , la relatività erano premiate dalla riflessione e la logica e non l’intuizione esplosiva occasionale . Evidentemente la mia generazione non iniziava ancora a vivere tali insegnamenti sulla propria pelle, era troppo presto , Fermi, Schrödinger ed Einstein erano morti da poco e Heisenberg, De Broglie e Dirac erano ancora vivi. Non ha caso sociologi odierni affermano “la generazioni degli anni 50-60 nonostante tutti gli sconvolgimenti tecnologici erano molto più vicine a quelle di fine 800 inizio 900 (Tanto ben descritta nel cartone di Enzo D’Alo ‘la freccia azzurra tratto da un romanzo per bambini di Gianni Rodari) che a quelle subito successive” Noi vivevamo ancora in un epoca in cui i professoroni avevano come modello di genio un personaggio come Carl Friedrich Gauss.
A proposito , lo scienziato Tullio Regge narra che Gauss si divertiva molto a raccontare un episodio particolare della sua poverissima infanzia (era figlio di un muratore) . Il suo maestro per tenere buona la scolaresca assegnò un gravoso compito in classe in cui gli scolari dovevano sommare tutti i numeri interi da 1 a 60 . Gauss divinò fulmineamente la formula per la somma di una progressione aritmetica e dette la risposta giusta 1830.
Siamo giunti al commento finale
Alcuni lettori mi chiedono perché dedico una sempre rubrica ai sogni infantili di un futuro uomo di scienza. Non è molto difficile rispondere.
Per tutti coloro che ritengo la scienza sia una materia per pochi eletti, per tutti coloro che confutano per sentito dire o per adeguarsi all’ortodossia, per tutti coloro che pongono dei dogmi là dove non ci dovrebbero essere, per tutti coloro che giudicano a priori, per tutti coloro che credono che la scienza sia materia esclusiva per atei, per tutti qui scienziati che ostacolano il progredire della scienza per prestarsi al gioco delle mulitinazionali o degli eserciti, per tutti coloro che svendono le proprie idee (da distinguera da coloro che sono costretti a svenderle).
Ebbene a tutti questi voglio ricordare che per quanto le dispiaccia anche loro sono stati dei bambini, e anche se non lo ammettono hanno raggiunto una posizione di prestigio anche grazie ai loro sogni infantili. Sogni a volte ingenui ma che hanno nobilitato la loro vita più di quanto non abbia fatto un loro intervento da saccenti adulti realizzati.
Antonio Sacco
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