User:  Pass:        Dimenticato Password? Username?   |   Registrati
Home Pillole di scienza Le grandi opere (2)
Le grandi opere (2) PDF Stampa E-mail
Scritto da Michele Pagano   
Giovedì 22 Settembre 2011 08:06

Affinché un essere umano possa costruire una rete stradale  o una galleria deve essere vivo per cui le principali grandi opere dovranno essere quelle che salvaguardino la vita dell’uomo.
Ad esempio è necessario che su tutto il territorio nazionale vengano messe in sicurezza scuole, che vengano regimentate acque, puliti fondali dei fiumi, rinforzati declivi e pendii a rischio  frane, che vengano organizzati piani di evacuazione per calamità naturale  etc.. etc..
Queste grandi opere sono poco appariscenti , non portano voti ai politici, non sono facili da attuare, sono strettamente correlate alla cultura del luogo in cui necessitano, per cui non vengono mai seriamente considerate  al fine di pratici  piani  per il loro sviluppo.
Veniamo ad esempio al problema alluvione .
Vi è una schiera paritetica di esperti che si scontra con opinioni diametralmente opposte.
Vi sono coloro che non addebitano un aumento delle alluvioni ad una variazione del microclima ( o lo reputano ininfluente), per cui,  questi sono propensi a ripristinare l’originale corso dei fiumi piuttosto che regimentarli, eliminare intere comunità adiacente a corsi d’acqua a rischio piuttosto che pulire gli stessi.
Vi sono poi coloro che relazionano l’aumento di alluvioni con il cambiamento del microclima, questi preferiscono intervenire sull’ambiente esterno piuttosto che su quello diretto, cioè i corsi d’acqua.
Questi ultimi , inoltre, decisamente più pratici,  sono dell’avviso che a estremo male occorra estremo  rimedio , per cui sono favorevoli alle regimentazioni degli argini e al drenaggio dei fondali fluviali piuttosto che all’esodo di intere comunità.
L’amara constatazione è che la disputa in realtà è più di sapore politico che scientifico ,  nel frattempo ogni anno d’inerzia produce una non trascurabile quantità di danni e morti che molto probabilmente si sarebbero potuti evitare.

Stesso problematica si pone quando bisogna decidere quali sono le scuole a rischio crollo .

Indubbiamente le scuole già datate , ma purtroppo anche quelle che pur essendo più recenti, a causa del vecchio    sistema di connivenza tra amministrazione, impresa, progettista e direzione lavori ,  non hanno seguito i  dettami imposti dalla progettazione, generalmente mancanza di ferro da carpenteria e qualità scadente o non regolare del calcestruzzo.
Aggiungiamo poi tutte quelle scuole edificate su suolo sismico  in epoca in cui non era necessario  contemplare   norme antisismiche .
La deforestazione dei pendii è invece spesso legata alla speculazione edilizia che impone la costruzione di case laddove non è consigliabile  oppure all’avidità di coloro che utilizzano il legno degli alberi che servivano per stabilizzare  eventuali fronti di frane.
In questo caso il vincolo è sopratutto di tipo culturale.
Nel sistema di gestione pubblica italiana che non è abituato a porsi dei “paletti” il miglior modo di risolvere un problema è ignorarlo.
Per non parlare della mancanza di cultura sulle misure preventive da attuare in zone a rischi sismico , dalle più semplici come : “non posizionare oggetti pesanti sugli scaffali, fissare mobile e scaffali alle pareti (il maggior numero di morti dovuti ad un sisma è causato dagli incidenti casalinghi…….vedi piano d’emergenza   Californiano) a quelle più sostanziali come costruzioni staticamente più elastiche”.

Per aumentare il grado di cultura del cittadino ma soprattutto di autoconsapevolezza del rischio bisogna investire , anche in questo caso , del denaro
Cosa ancor più irritante è constatare che esiste una folta schiera di persone che si accorge di questi problemi  solo quando è necessario utilizzarli in maniera strumentale contro altre forme d’investimento.
Non ho mai visto , ad esempio , manifestazioni  spontanee propositive in cui si protesti sulla mancanza di sensibilità a tali problemi se non quelle strumentali ,  seppur legittime , che mascherano la:  NO TAV , NO allo stretto di Messina, No alle autostrade , No agli elettrodotti e No ai Termovalorizzatori.
Cari signori NO TAV o No Autostrade quando vi intervistano chiedendovi le motivazione della protesta, per favore non dite “I soldi destinati alla Tav o alle autostrade potrebbero esser investite meglio ad esempio per ripristinare l’edilizia scolastica” .
Piuttosto,  se veramente volete bene a queste cause , qualche volta abbandonate i cartelli No Tav e No autostrade e scendete in piazza , come fanno negli Stati Uniti , con cartelli propositivi del tipo “Scuole più sicure”  o “Fiumi più sicuri”, fate pressione affinchè si intraprendano progetti e programmi di valutazione scientifica e non politica,
Farete sicuramente un miglior servizio alla comunità e perché no probabilmente anche alla No Tav e alla No autostrade.
Bisogna ricordare che l’opera pubblica non è una manovra  finanziaria , anche se spesso rientra in essa, settore in cui è lecito opinare sulle eventuali diverse forme di tagli o tassazioni e proporne  altre alternative.

 L’opera pubblica serve innanzi tutto a limitare i morti e in secondo luogo a migliorare il benessere umano, ha bisogno dunque di programmazione , celerità nell’esecuzione e consenso bipartizan e non di polemiche strumentali.
A meno che non sia frutto di tangenti e speculazioni , non esiste la grande opera che non serve.
Nell’opporsi alla grande opera pubblica vi è spesso anche molta ignoranza.
E’ il caso nel nuovo LHC ( Large Hadron Collider , in italiano: grande collisore di adroni ) del CERN di Ginevra .
Tempo fa assistetti ad una patetico servizio de  “ la macchina del tempo”  (della serie: quando la scienza viene mercificata al punto di fargli perder i propri connotati) condotta da Cecchi Paone sui rischi di un acceleratore di particelle.
In particolare si ipotizzava che acceleratori di particelle sempre più potenti potessero sintetizzare uno strangelet.

Che cos’è uno strangelet ?

Di seguito riportiamo la definizione presa da Wikipedia

Uno strangelet è una particella ipotetica, uno stato legato contenente dei quark di tipo strange che, se l'ipotesi di materia strana è corretta, potrebbero essere più stabili che gli stati legati di quark della materia ordinaria (quark up e quark down) come i protoni e i neutroni.

Da dove nascono le assurde paure ?

Sempre se l'ipotesi di materia strana sia corretta, uno strangelet prodotto in un acceleratore che incontra della materia ordinaria potrebbe convertire quest'ultima in materia strana (cioè composta da quark strange), il che scatenerebbe una reazione a catena che porterebbe alla conversione di tutta la materia della Terra in materia strana.(Un buco nero che risucchia tutto)

Il motivo è che non esiste nessun acceleratore in grado di produrre energie tali da poterlo fare.
Basti pensare che i raggi cosmici,  particelle che  raggiungono energie di gran lunga superire a quella degli attuali acceleratori  ,   non hanno mai provocato  nel sistema solare (e molto probabilmente ovunque) , da quando esiste l’universo,   catastrofi di questo tipo.
Di fatto la nascita degli acceleratori di particelle fu un diretta conseguenza della scoperta dei raggi cosmici, non a caso in qualsiasi corso di “fisica delle particelle” l’argomento “acceleratori” segue sempre quello “raggi cosmici”.
Non dimentichiamo infatti che un acceleratore di particelle non fa altro che simulare il lavoro che i raggi cosmici producono sull’atmosfera , dove le particelle accelerate fungono da raggi cosmici primari e gli atomi bombardati da atmosfera.
L’LHC del CERN di Ginevra a pieno regime  raggiungerà   agli inizi del 2013 un  energia  di   14 teraelettronvolt  cioè 14.000 Gev.

I fisici del MIT di Boston , invece, hanno isolato alcuni raggi cosmici primari (in realtà i raggi cosmici non sono tali, bensì particelle,  quasi sempre protoni) dalla colossale energia di 20 miliardi di Gev.
Cioè 1428751 volte circa,  la potenza dell’LHC di Ginevra a massimo regime
Una protone con tale energia basterebbe da solo a sollevare di 5 cm.un peso di quasi 2 kg.
L’esigenza di costruire un qualche cosa che potesse simulare le reazioni nucleari che avvengono durante l’interazione tra raggi cosmici primari e atmosfera penso sia evidente.

I motivi sostanziali sono due

  E’ terribilmente scomodo utilizzare palloni sonda o stazioni orbitanti geostazionarie per analizzare l’alta atmosfera (zona in cui avvengono le principali interazioni) ho incanalare con campi elettromagnetici raggi cosmici primari
La selezione delle energie necessarie a produrre un particolare tipo di reazione nucleare non può essere a comando.Non siamo noi a decidere quale debba essere l’energia delle particelle da utilizzare per il bombardamento di nuclei o di altre particelle.
Fino ad ora non abbiamo ancora stipulato un contratto con Dio del tipo “Mi servono delle particelle 20 Gev mandamene un kilo”
La possibilità di trovare un maggior numero di particelle da poter utilizzare ai propri  scopi aumenta con il nostro allontanamento dalla superficie terrestre.
Pretendere di fare un’esperimento specifico al livello del mare è come voler essere certi di fare 6 al superenalotto giocando solo due colonne.
Capirete dunque come sia molto più pericolosa una scorreggia di mucca,  salita in alta atmosfera a contatto con i raggi cosmici che l’LHC di Ginevra.
Eppure nella storia dell’uomo nessuno è mai sceso in piazza per promuovere una campagna a favore di un’azione atta a turare l’ano dei bovini (Non così assurda visto il contributo non trascurabile di gas serra).

Michele Pagano  

 

 

 

Ultimo aggiornamento Mercoledì 28 Settembre 2011 07:38