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Pubblico o privato (parte prima) PDF Stampa E-mail
Scritto da Vandea   
Martedì 05 Luglio 2011 14:08

Lo scopo che mi prefiggo di raggiungere con l’esposizione di questo capitolo è quello di dimostrare attraverso l’espletazioni di situazioni specifiche che l’efficienza e la maturità di una nazione non è esclusivamente dipendente dal dilemma pubblico o privato.
In Giappone molti servizi pubblici sono gestiti ancora dallo stato , il loro funzionamento è molto più efficiente , non solo rispetto a quello dell’Italia statalista ani 60 , ma persino di  quella privatistica di oggi.
Analogamente dei paesi dell’america latina anni 60 e 70  , non fu certo il libero mercato ad evitargli condizioni di vita  miserevoli.
Emblematico il quadro fatto sul Cile dal giornalista  Antonio Ghirelli  del  Corriere della sera o  l'inchiesta di  Corrado Pizzinelli ,   pubblicata su La Nazione di Firenze e Il Resto del Carlino di Bologna   , (anche se pare con una certa esagerazione)  , alla vigilia dei mondiali di calcio del 1962.
Commenti che ci valsero l’odio da parte dei rappresentanti di quella nazione.
Entriamo nel vivo dell’argomento
Il primo esempio riguarda un ambito di lavoro ,   sempre nell’occhio del ciclone e molto caro ai ministri Brunetta e Gelmini: la scuola.
Il problema di cui vi voglio parlare è:  il sostegno ai diversamente abili.
E’ evidente che il dipendente pubblico che lavora in ambito scolastico è abituato a ritmi e standard di lavoro ben diversi da quelle di un dipendente di un impresa di costruzioni.
La scuola è completamente impreparata all’accoglienza di bambini disabili, non vi è una cultura dell’integrazione, il tutto viene demandato alla buona volontà e al buon cuore delle figure istituzionali scolastiche coinvolte.

Questo è un male istituzionale.

Basti pensare che nei test di ammissione di alcune facoltà di medicina tra le domande di cultura generale compaiano , incredibile ma vero, quesiti sui programmi di varietà televisivi,  reality show o   telefilm e non compaiono mai domande specifiche su sindromi psichiatriche o sulle modalità d’approccio ai disabili (Cosa che invece accade ad Oxford).
E’ ovvio che i valori da inculcare ai giovani del futuro sono di fatto molto più inutili e futili di quelli che in realtà servirebbero nel mondo del lavoro.

  1. Il compito della scuola è quello di educare e fornire cultura, per legge (L. 5 febbraio 1992, n. 104) non vi devono essere discriminazioni tra i destinatari.

Anche il malato mentale più grave ha diritto all’insegnamento e al tentativo parziale o totale di recupero.
Di fatto oltre un certo tipo di sforzo la scuola italiana (pubblica o privata che sia) si trova impreparata.
Contrariamente a ciò che avviene nelle imprese private (in specie quelle di costruzioni) dove comunque il problema è a  carico del dipendente e deve essere risolto,  in ambito pubblico (in specie la scuola) il miglior modo di affrontare un problema spesso è ignoralo o rimbalzare le competenze da un addetto all’altro..

Questo sino a quando il problema non trascende.

Se il disabile inizia ha diventare , irrequieto, violento o pericoloso per se stesso o per gli altri  , con non calanche il problema dalla scuola viene ribaltatato alla famiglia.
Ma la legge 104 non riassumeva  “Anche il malato mentale più grave ha diritto all’insegnamento e al tentativo parziale o totale di recupero.’” ?
La famiglia in molti casi ( come il mio) mette a disposizione della scuola  a proprie spese:  formatori, psicologi, terapisti, medici con sborsi economici che superano a volte i 10.000 euro all’anno senza alcun recupero istituzionale .
In Regione hanno da pensare a cose ben più importanti come l’acquisto di quadri a prezzi esorbitanti da appendere nelle stanze di alcuni dirigenti o presunti viaggi istituzionali degli stessi in Giappone o negli Stati Uniti d’America (Famiglia compresa !!!!!!!).
Durante i gruppi H polemizzando con un assistente fisico o con un insegnate di sostegno si fa spesso notare che parte degli errori da loro commessi sono dovuti alla loro assenza alle riunioni formative.
La risposta è incredibile, (spesso avvalorata dai presidi) “Non sono tenuti a parteciparvi”.
A questo punto la frittata è completamente ribaltata , non solo la scuola non fa capo a degli obblighi istituzionali ma si arroga pure il diritto di dire “I disabili !!!!, se o voglia o tempo li curo…ma poi cosa vogliono , io ho 12 anni di esperienza, ho raggiunto i punteggi ECM, ho fatto corsi privati, provvedesse la famiglia”

Se a detti insegnanti  chiedi : “Di autismo capisci qualcosa ?” La risposta è:“Non sono mica tenuto ha conoscere tutte le sindromi”

E qui viene il punto , negli ambienti pubblici o privati con fortissima presenza sindacale, si è molto rapidi a sottolineare  tutto ciò   non si è tenuti a fare ed estremamente lenti ad ammettere e delineare ciò che si dovrebbe fare.
A questo punto introduciamo la definizione scientifica di minuto primo.
“Il minuto primo è il lasso di tempo che intercorre dal momento in cui hai finito di dare disposizioni a quello in cui ricevi la prima telefonata con richiesta d’aiuto”
Alzi la cornetta del filo e una voce dall’altra parte del filo chiede “Casa Vandea ?”

“ Si”

“Sono l’assistente fisico di sua figlia, le telefono per dirle che è incontenibile , richiediamo il suo intervento”
Innanzi tutto notare la trasformazione del soggetto, da “La bambina” diventa “Sua figlia” , come per sottolineare “IL SUO PROBLEMA” come se Federica  fosse un conto scoperto in banca.
Fino a prova contraria su un conto scoperto in banca avrei mie precise responsabilità nel caso di mia figlia non ho chiesto io di farla nascere autistica.
Di contro bisogna sottolineare che l’assistente fisica o maestra di sostegno hanno fatto una precisa scelta.
Spesso la loro risposta è “Non avrei mai immaginato di dover gestire una situazione del genere”
Morale della favola per contenere mia figlia si è giunti alla presenza contemporanea di ben 5 tra assistenti, insegnanti e maestri di sostegno con il risultato che nessuno di loro è mai riuscito nell’intento di evitare che: rompesse due volte un muro in cartongesso con la testa,  che spingesse altri bambini , che tirasse orecchini, che strappasse quaderni, libri, distruggesse banchi , tirasse i capelli all’insegnante di sostegno etc… etc…
Premesso che taluni di essi sono stati assunti esclusivamente per assistere mia figlia, .si è arrivati al punto che negli ultimi 4 mesi di scuola sono stato costretto ad interrompere il mio lavoro per contenere mia figlia scuola, in questi quattro mesi la bambina non ha commesso nessun danno  sia ad essa che a terzi.
Cari assistenti la prossima volta scrivete una lettera di protesta al creatore ( sempre se ve ne fosse uno).
Secondo loro il problema è “ chi stabilisce il livello di disabilità e se questo è compatibile con l’insegnamento”
Visto che esiste una legge , la 104 , la realtà è quella inversa , come adempiere ai propri compiti ,  nel mondo della scuola spesso è inconsciamente radicato il concetto che esistono solo diritti e nessun dovere.
Se si è incapaci di gestire una situazione  nello stesso tempo si dovrebbe essere anche incapaci di ricevere lo stipendio che ne deriva.
Troppo comodo pretendere situazioni a proprio uso e consumo , se il mondo del lavoro fosse sempre così saremmo tutti imprenditori.

Ti sei accorta di non essere all’altezza di gestire la situazione ? Bene sei giustificata…. Però a casa!!!!

Soprattutto se sei stata unicamente assunta per gestire mia figlia.
Voglio sottoporvi ad una rappresentazione simbolica.
Idealizziamo una bambina autistica come se fosse un giovane naufrago incapace di nuotare ma in possesso di un salvagente .
Il salvagente rappresenta la famiglia, unico baluardo sociale che provvede ala sua sicurezza e al suo sostentamento.
L’incapacità di nuotare, la sua impossibilità all’autosufficienza e di  muoversi autonomamente nella società.
Immaginiamo ora che vi sia un altro naufrago, l’assistente fisico o la maestra di sostegno.
In questo caso la rappresentazione metaforica si inverte.
L’assistente è capace di nuotare , per cui autonoma a muoversi nella società, ma non ha il salvagente, cioè nessuno che provveda a lei.
Affinché uno dei due si salvi è necessari avere entrambe le prerogative, salvagente e capacità di nuotare.
Solo così dopo aver nuotato sino a stancarsi ci si potrà riposare rimanendo fermi.
Nuoto ed attesa ti permetteranno di compiere la lunga strada che ti porterà a riva.
La cosa più logica che ci si aspetti è che l’assistente fisico insegni al piccolo naufrago a nuotare.
Invece NO , prontamente toglie il salvagente all’infante facendola annegare e lei tronfia giunge salva a riva.

Vi chiederete a cosa corrisponde simbolicamente la salvezza ?

Vi rispondo subito.
La possibilità di entrare nel mondo del lavoro a spese dei più deboli.
Come diceva Antonio Lubrano “La domanda nasce spontanea , anziché impiegare due assistenti fisici ed un insegnante di sostegno , ridotti a grattarsi i pollici (e quel che è peggio di essere un pericolo per la bambina) , perché non avete assunto e pagato il padre visto che ha risolto un problema della scuola e per fare ciò ha dovuto interrompere il proprio lavoro ?"
Paradossalmente per molti questo modo di pensare così poco etico è stato il giusto modo d’approccio ai problemi sociali:”Creare impiego fine a se stesso, indipendentemente dal fatto che questo possa produrre benessere e giustizia per la comunità”
IL PCI (partito comunista italiano) Togliattiano, premeva per uno statalismo e centralismo di questo tipo, fratello minore di quello sovietico, asfissiante e inconcludente..
Dal canto suo la DC (Democrazia Cristiana) anticipando in parte la politica Berlusconiana dei sondaggi politici  sulla  base di quelli  economici , forniva alle masse questo tipo di carota: Seguendo  una logica perversa nel modo di interpretare il primo articolo della costituzione – L’Italia è un paese fondato sul lavoro – inaugurò la stagione delle sistemazioni pubbliche a pioggia e il primo articolo venne trasformato in -ogni cittadino ha diritto ad essere un parassita –

Un chiaro atteggiamento di malcelato socialismo.

Qualcuno potrà obiettare “uno stato pieno di parassiti, anche se ingiusto ed eticamente inqualificabile,  è comunque uno stato ricco, nel quale si allarga la base del ceto medio, che a sua volta è alla base del ciclo economico”

La realtà sovietica ha dimostrato il contrario.

Questo tipo di persone sarà dunque concorde a farsi iniettare il virus dell’AIDS il quale nel suo corpo instaurerà un nuovo ciclo biologico più efficiente ed utilitaristico del precedente.
Che ciò lo faccia a spese delle cellule sane e dell’intera vita umana, la sua, non dovrebbe interessargli visto che ha una mentalità utilitaristca e macchiavellica.
Nel nostro caso la metafora della morte fisica equivale al fallimento per debiti di un intero stato.
Esaminiamo ora il rovescio della medaglia “la totale privatizzazione”
E’ abbastanza frequente che il dipendente pubblico insoddisfatto decida di spendere il   tempo a disposizione (tempo che chissà perché il dipendente privato non ha mai) per iniziare un’attività in proprio.
Si rischia di passare dal dilettantismo pubblico al dilettantismo imprenditoriale.
E’ molto comune ad esempio che un docente universitario abbia anche una seconda attività.
Se la persona in questione è del tipo descritto in precedenza, cioè totalmente avulsa da quale sia la  sua reale utilità sociale da dipendente  pubblico in rapporto a ciò che invece   pensa di essere , ci troviamo nella situazione del gatto che si morde la coda.
Per fare l’imprenditore ci vuole sacrificio , coraggio ,  abnegazione , dedizione al lavoro e  preparazione .

Le prime quattro  doti come abbiamo già visto non fanno parte del DNA di una grossa fetta di dipendenti pubblici .

Queste persone ovunque le metti , pubblico o privato che sia,  arrecano solo danno, attriti e polemiche.
Il   legislatore italiano , nel privatizzare in maniera coatta la scuola , si comporta come un qualunque satrapo comunista che intende sanare il mondo dalle ingiustizie dall’oggi al domani.
Privatizzare non vuol dire che repentinamente come se  ci fosse la bacchetta magica l’Italia diventi improvvisamente  piena di Harvard,UCLA, Princeton, MIT, Oxford e Cambridge.
Riflettendo sulla tipologia di imprenditore possiamo usare una metafora, l’immondizia non diventà certamente più profumata se si sposta da Napoli a Salerno.
Prova ne è che spesso a parità di costi di rinomate Università Americane le equivalenti italiane forniscono pessime preparazioni, promozioni assicurate di emeriti ciucci (ammesse anche nelle relative  pubblicità), docenti malpagati e spesso sfruttati.
Una vera e propria calamità per la società italiana, uno sperpero  di potenziali risorse umane ed economiche.
Non è la strada della privatizzazione selvaggia a creare benessere , soprattutto se a capo delle aziende come spesso capita ci sono avventurieri, incolti, impreparati   e spesso esaltati.

La legge Biagi ha prodotto esattamente l’effetto opposto di quello che si prefiggeva :  sviluppo economico , rivalutazione della meritocrazia, allontanamento della recessione.
E’ diventato un mezzo legale per sfruttare ,per  quattro soldi , senza vincoli legislativi e remore etiche potenziali cervelli e dargli puntualmente  il ben servito quando le scarse capacità di chi dirige   non permettono la sopravvivenza dell’azienda, a volte ciò viene fatto  semplicemente per pura speculazione.
La legge Biagi si basa sull’erroneo presupposto che basta chiamarsi imprenditore per far parte della categoria dei buoni, dei capaci, dei coscienti.
Grazie alla legge Biagi il dipendente italiano è oggi diventato un peso anziché una risorsa , lo stato un pozzo di San Patrizio da cui prendere continuamente soldi senza doverne dare conto.
Vi sono imprenditori che criminalizzano sempre e comunque i governi, causa della loro rovina, quando in realtà il loro tracollo è spesso dovuto a grossolani errori di gestione.
Non solo ma si ergono a salvatori della patria : "se non fosse per noi imprenditori , l'Italia sarebbe andata a rotoli da tempo" ma con quali fantomatiche risorse economiche , se in Italia l'evasione fiscale è la più alta dei paesi occidentali.

La meritocrazia non deve essere unicamente una prerogativa  del lavoratore pubblico o del dipendente in genere ma anche dell’imprenditore. Ed è l’imprenditoria sana che bisogna aiutare e non quella d’avventura.

Come fare , lo spiegheremo più avanti.

L’Italia è il paese dei colpi di bacchetta magica.
Si voleva ridurre il numero di incidenti mortali dovuti all’alta velocità, bene si è dato mandato ai vigili di poter utilizzare L’autovelox.

Risultato.

L’autovelox non è stato usato come deterrente a scopo educativo, ma molto spesso come mezzo criminale per riempire  le  cassa dei comuni in bolletta.
Della salute e dell’aspetto civile i comuni non si sono per nulla interessati.
Il problema non è : Pubblico o privato , ma formare la classe dirigente e quella politica,  strutturare le leggi unicamente sulla meritocrazia e non su falsi presupposti di migliori qualità morali di una categoria rispetto ad un'altra.

Secondo voi un prete pedofilo ha migliori qualità morali di un onesto scienziato ateo  ?

Vandea

Ultimo aggiornamento Giovedì 29 Settembre 2011 07:49