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Questa rubrica è la conseguente evoluzione di altre 2 “Vita da androide”e “Astroboy”. In “Vita da androide” si espletavano gli aspetti legati direttamente all’essere (nel qual caso l’androide) in questa tutti gli aspetti che si trovano all’esterno delle stesso essere, in particolare la società che lo circonda.
Chiaramente nel caso dell’androide ( o secondo i puristi Cyborg) esiste un mondo interiore ed uno esteriore nel caso del robot no, esiste unicamente un mondo esteriore (ad oggi non è ancora stato riconosciuto che un robot abbia un io o che si crei problemi esistenziali) E’ di dovere iniziare l’argomento parlando di un famoso premio Nobel italiano. Fin qui nulla di apparentemente strano, se non fosse che il premio Nobel in oggetto è quello per la letteratura ed il soggetto ad averlo vinto è Luigi Pirandello, un personaggio che a prima vista non ha nulla a che vedere con la scienza. Una delle lezioni di vita che il grande autore italiano ha lasciato ai posteri è la constatazione che in ogni essere umano vivono due entità. L’essere se stessi ,per quello che ci si conosce , ed essere se stessi , per quello che gli altri pensano che tu sia.. Questo concetto è soprattutto messo più volte in risalto (sino al paradosso) in 2 libri: Il fu Mattia Pascal e Uno nessuno centomila. Se ognuno di noi , improvvisamente, decidesse coscientemente di compiere strane azioni , del tipo vendita immotivata della casa in cui si abita o divorzio senza motivo apparente e facesse ciò esclusivamente per vedere quale possa essere la reazione di chi ti sta intorno, valutando nel dettaglio la certezza di poter porre rimedio in qualsiasi momento, in che situazione si verrebbe a trovare ? Ebbene ognuno di noi si troverebbe nella situazione in cui: nonostante avessimo la consapevolezza di essere sani di mente, agli occhi degli altri appariremmo un po’ svitati. Da qui il dilemma :“chi siamo veramente ? ” quello che pensiamo di essere ? O quello che gli altri pensano noi siamo ? Questo argomento già dibattuto nella rubrica “scienza e filosofia – Il senso della vita” ci pone davanti ad un altro quesito: L’uomo è geneticamente asociale ma costretto alla socialità esclusivamente per il fatto che vivendo da solo la sua vita non avrebbe nessun senso ?
Proviamo a rifletterci. Ditemi per quale motivo alcune persone che raggiungono improvvisamente la ricchezza , comprano quasi subito auto sportive e di lusso, nonostante quando sulle autostrade ci sono tutor ed autovelox che ti impediscono di superare i 130 km/h. ? Perché iniziano a frequentare spiagge , come Forte dei Marmi, notoriamente conosciute come meta dei VIP , nonostante già sappaino che non eccellono per bellezza e tranquillità ? E’ spontaneo rispondere “per spirito di appartenenza”. Ma spirito di appartenenza rispetto a chi ? Ma è ovvio rispetto ad altri esseri umani come loro. Tutti gli esseri umani che ci circondano sono continui esempi , termini di paragone , stimoli, entità che danno un senso alla nostra vita. Anche coloro che alla domanda “Quale è secondo te il senso della vita ?” Rispondono elevarsi socialmente o elevarsi spiritualmente non escono da questo stereotipo. Elevarsi rispetto a chi o che cosa ? Quando un religioso bigotto risponde “rispetto al proprio spirito” si potrebbe obiettare cos’è lo spirito ? chi ti ha insegnato il significato di questa parola ? un altro essere umano ?. Vorrei proprio vedere come farebbe a sopravvivere senza contatti umani, se durante l’intera giornata, anzichè svolgere il volgare lavoro , necessario per procurarsi cibo e sostentamento, passasse il tempo ad elevarsi allo spirito . Ci siamo mai chiesti come si sarebbe arrangiato Robinson Crusoè se non avesse preventivamente imparato ad essere autosufficiente attraverso l’osservazione di altri esseri umani come lui. In tale direzione Federico II uno degli ultimi regnati a rappresentare il sacro impero romano fece un esperimento per stabilire quale linguaggio potesse parlare un neonato se veniva isolato da altri esseri umani e privato di qualsiasi stimolo. Su tale esperimento esistono numerose descrizioni , io sottopongo al lettore quella espressa da wikipedia : "Secondo il monaco Salimbene de Adam Federico II condusse diversi crudeli esperimenti sulle persone, tra i quali l'esperimento di privazione del linguaggio. Un gruppo di bambini orfani venne affidato alla cure di balie a cui era proibito nel modo più assoluto rivolgerli la parola, nell'intento di scoprire quale fosse il linguaggio naturale che avrebbero parlato. Gli sperimentatori si aspettavano che i bambini avrebbero parlato il Latino o il Greco o l'Arabo. I bambini, però, morirono tutti molto presto." Figurarsi, come ipotizza qualche nostro giovane lettore a proposito della rubrica “Vita da androide”, impiantare il cervello di un neonato, in un corpo meccanico privo di stimoli,...altro che abiutuarvici.
Perché un soggetto autistico ci appare strano ? Semplice perché anch’esso si comporta diversamente dagli altri , anche in questo caso è necessario un termine di paragone con altri suoi simili. Sembrerebbe che la comunità umana rappresenti un unico organismo, un po’ come la Physalia physalis meglio conosciuta con il nome di “caravella portoghese” (scambiata spesso erroneamente per medusa) , un essere acquatico rappresentato da un intera colonia di individui singoli incapaci di vita indipendente. In una società come questa quale ruolo potrebbero avere dei Robot, che animale sociale non è. Dei Robot così perfetti da assomigliare apparentemente in tutto e per tutto all’uomo. Per capirlo è necessario fare un’altra breve digressione e parlare della vita di soggetti autistici come Temple Gardin o Donna Williams , persone divenute normali per chi gli sta intorno ma che continuano ad essere autistici per se stessi . (potremmo anche parlare del caso John Forbes Nash jr, che autistico non era , divenuto famoso nel film “A beautiful mind”,lo faremo solo in breve ).
Cosa vuol dire guarire da una malattia psichiatrica oggi. Leggendo libri di gente che sembra essere guarita (come appunto la Gardin e la Williams) è subito chiara la seguente considerazione :” i soggetti in questione , attraverso l’autocontrollo, sono riusciti ad apparire nelle condizioni in cui la società dei normodotati definsisce , dei savi di mente .” I cosiddetti ex autistici contrariamente a ciò che si pensa non hanno risolto i propri problemi, continuano ad avere grosse crisi di panico legate alle proprie distorsioni sensoriali e continuano ad esser tentate nel compimento di gesti violenti e inconsulti, semplicemente riescono , attraverso l’autocontrollo, a non farlo trasparire all’esterno. In realtà non sono guariti, ma non danno più fastidio , soprattutto hanno smesso di gravare economicamente sulla comunità, e quindi fa comodo considerarli sani, dal momento in cui appaiono cambiati non vengono più considerati dei diversi ed in quanto tali reintegrabili nella società civile (taluni acquisiscono persino la capacità giuridica ) . Quando un disabile ha crisi violente che si esternano (per dare un’idea) in atteggiamenti del tipo Linda Blair nel film “L’Esorcista”, l’approccio medico più comune è lo psicofarmaco. Ma a chi serve essenzialmente lo psicofarmaco, al malato o a chi l’assiste.(vedi “il salotto neoplatonico – La ricerca”). Non dimentichiamo che dal punto di vista del genitore questa è solo l’ultima spiaggia , l’estremo rimedio, necessario per consentire ai genitori di continuare il loro cammino lavorativo (altrimenti interrompibile) e permettere allo stesso figlio disabile una vita più dignitosa. Per le istituzioni quali scuole e centri di accoglimento ricreativo pomeridiano si vorrebbe che questo fosse il processo immediato , ignorando persino le normali controindicazioni del farmaco che normalmente , in sintomatologie leggere come l’insonnia, dissuadono gli stessi operatori all’utilizzo massiccio .Tu non li vuoi prendere ma sei prontissimo a farli prendere agli atri.
Si fanno tante conferenze, forum e dibattiti sul tema la disabilità , ma se il 90 % delle persone coinvolte in queste tavole rotonde fosse coinvolta direttamente ed attivamente in una situazione di disabilità grave (non necessariamente come genitori) quasi sicuramente assumerebbero subito atteggiamenti di diniego. Ogni volta che qualche scienziato tenta un approccio biomedico alla disabilità psichica, la casta dei medici benpensanti e ben inseriti nell’Establishment, dietro sorrisini perfidi di chi teme la lesa maestà , fa in modo che diventi oggetto di vessazioni , atteggiamenti che ricordano la caccia alle streghe di triste memoria. Frequentemente (fortunatamente quasi mai) , inquisizione e valutazione di espulsione dall’albo dei medici. Eppure è in questa direzione che bisogna muoversi , chi ci dice che la malattia mentale sia fine a se stessa e che non abbia origini organiche più complesse, origini dislocate in luoghi diversi del corpo che non siano esclusivamente il cervello. Dietro i “non è provato scientificamente” detto quasi sempre da chi non ha mai messo piede in un laboratorio di ricerca , i “vorremmo ma non possiamo” si nasconde invece la pericolosa confutazione a priori che noi de “Il notiziario scientifico” combattiamo a 360 gradi. John Forbes Nash jr., riuscì ad integrarsi nella società (vincendo addirittura un Nobel)lo fece grazie solo a se stesso e dei suoi cari (era riuscito a discernere la falsità delle proprie allucinazioni dalla constatazione che queste non invecchiavano) e non per merito dei neuropsichiatri a lui contemporanei. In questo contesto sociale che cosa potrebbe rappresentare, dal punto di vista etico, un robot che ci assomigli in tutto e per tutto , che bisogno avremmo di lui ? Innanzi tutto potremmo trattarlo ed usarlo come un diverso senza avere queste benedette remore etiche, ciò soddisferebbe la nostra innata propensione a schiavizzare, usare o mobbizzare il prossimo.
Chiaramente quando però , come nel film “A.I. intelligenza artificiale” di Steven Spielberg diventerebbe talmente simile a noi le remore etiche ci riassalirebbero, è come se diventasse un disabile psichico guarito. Questo perché siamo portati storicamente a riconoscere un anima esclusivamente a chi ci assomiglia. Persino grandi scrittori come Kipling , ad inizio 900 giustificavano la sottomissione della popolazioni coloniali, dietro la convinzione che fossero bestie prive di anima e per nulla somiglianti ad un essere umano. L’esigenza di un robot che ci assomigli è dunque sotto alcuni aspetti configurabile con : la ricerca di compagnia cioè un anima gemella su cui scaricare le proprie frustrazioni, le proprie libidini e le proprie perversioni. Ma riflettiamo abbiamo veramente bisogno dei robot , in questi termini. Pretendiamo che i disabili imparino ad autocontrollarsi ma non facciamo nulla per controllare la nostra insita malvagità , anzi , ne giustifichiamo l’ esigenza di esser placata. E’ per questo che desideriamo robot a noi simili ? Si può anche non essere cattolici o più genericamente dei ferrei osservanti religiosi, condannare giustamente atrocità e nefandezze fisiche e psichiche che in nome della religione , nei secoli , sono state compiute e continuano quotidianamente ad essere compiute, ma non si può negare che quando Cristo ( e come lui altri capi spirituali) attraverso i Vangeli diceva “Ama il prossimo tuo come te stesso” in fondo in fondo volesse esprimere i principi etici esposti in questo articolo.
Antonio Sacco
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