Giuseppe Conte prova a salvare il governo: “la soluzione”, dove spedisce i 15 migranti della Sea Watch

Prova a salvarsi, Giuseppe Conte. Il premier, anche per non tradire i patti presi con Bruxelles, dice sì all’accoglienza di 15 dei 49 migranti della Sea Watch sbarcati a Malta dopo 19 giorni di impasse al largo delle acque di La Valletta. La mossa di Palazzo Chigi che scavalca il Viminale ha però, come ovvio, provocato le ire del vicepremier Matteo Salvini, che nei motti “zero sbarchi” e “porti chiusi” ha incardinato il suo Ministero degli Interni.

Il rischio, concreto, è che la crisi politica inneschi quella di governo. Il vertice d’emergenza di mercoledì sera tra Conte, Salvini e l’altro vice Luigi Di Maio doveva servire proprio a calmare le acque. Il presidente del Consiglio si è così “inventato” una mediazione per placare le ire leghiste almeno sul caso specifico: affidare i 15 migranti (donne, bambini e rispettivi padri/mariti) non a un sindaco leghista né grillino, ma a una struttura religiosa. Alla fine, come riporta il Corriere della Sera, “si è deciso che saranno ospitati dalla Chiesa valdese che già nei giorni scorsi aveva offerto disponibilità”. In soccorso di Conte c’è anche il fatto che sbarco e riconoscimento sono avvenuti a Malta, “Paese di primo ingresso”, e questo “consente di non farli entrare nel circuito del ministero dell’Interno trovando una sistemazione alternativa”.

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