Manovra, botte e insulti alla Camera: Emanuele Fiano impazzisce, Roberto Fico interrompe la seduta

Alla Camera finisce ancora a botte. Quelle vere. Contro il governo, furibonde le opposizioni: “Hanno impedito l’esame degli emendamenti”, hanno tuonato riferendosi all’iter con cui l’esecutivo vuole approvare in fretta e furia la manovra. Sulle barricate, in particolare, Forza Italia e Pd per il fatto che il testo è stato inviato in Aula dalla commissione senza che venissero discussi né tantomeno votati gli oltre 350 emendamenti che erano stati presentati alla legge di bilancio.

E a Montecitorio, la bagarre è iniziata ancor prima che iniziasse l’esame del testo, tanto che il grillino Roberto Fico, presidente di Montecitorio, è stato costretto ad interrompere la seduta. Fuori di sé Emanuele Fiano del Pd e un deputato di Fratelli d’Italia, che sono scattati con fare minaccioso verso i banche della presidenza, sbattendo poi di fronte alla squadra di governo un fascicolo di emendamenti.

Dopo la richiesta di votare lo stop dell’Aula e tenere una capigruppo sui tempi di esame della Manovra è arrivato in Aula il presidente Roberto Fico, il quale ha iniziato a rispondere alle obiezioni dell’opposizione sul fatto che in commissione Bilancio sia stato votato il mandato al relatore sulla Manovra senza l’esame degli emendamenti. Ma il Pd ha cominciato a rumoreggiare, reclamando subito il voto sullo stop dei lavori per tenere la conferenza dei capigruppo e contando sul fatto che in Aula non c’erano tantissimi deputati di maggioranza.

Agenzia Vista / Alexander Jakhnagiev

Quando Fico provava a parlare, veniva continuamente interrotto dalle urla di Pd, FdI e Renato Brunetta. Dunque Carlo Fatuzzo di Forza Italia ha iniziato a sventolare una bandiera del partito dei Pensionati, requisita dai commessi, ma subito dopo ne è spuntata una seconda. Nel frattempo Pd e Fdi urlano in coro “Voto, Voto”. E Fico, tra le urla, sospende la seduta e convoca la conferenza dei capigruppo “come richiesto dall’opposizione”. Qui, il finimondo: prima Enrico Borghi poi Emanuele Fiano corrono verso la presidenza. Vengono placcati dai commessi. Volano urla e parolacce, la seduta si ferma. Il ritardo è già di un’ora e mezza rispetto alla tabella di marcia iniziale.

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