Marco Travaglio, editoriale da schifo contro il “malavitoso” Berlusconi: “Il minimo per la povera Imane Fadil”

L’immagine di un toro davanti a un drappo rosso non rende minimamente l’idea. Già, perché oggi come oggi, Marco Travaglio è ridotto molto peggio. La morte di Imane Fadil, infatti, lo ha letteralmente scatenato: il direttore del Fatto Quotidiano è fuori controllo. Troppo gustoso, per lui, un caso del genere. Imperdibile l’opportunità di ricoprire di fango, ancora, Silvio Berlusconi. Si diverte come un matto ad accostare il leader di Forza Italia, certo tra le righe, al presunto assassinio della testimone del Ruby Ter. Si diverte talmente tanto in questa operazione vergognosa da compiere un unicum giornalistico: riscrive lo stesso editoriale del giorno precedente. E lo fa anche auto-citandosi: totalmente fuori controllo, come detto.

Il suo pezzo sul Fatto Quotidiano di oggi inizia così: “Ieri ho scritto che sicuramente Silvio Berlusconi non ha ordinato il probabile avvelenamento di Imane Fadil, ma purtroppo nessuno può escludere che c’entrino i vari ambienti criminali che lo circondano da quasi mezzo secolo, da Cosa Nostra alla massoneria deviata, dal sottobosco dell’eterna Tangentopoli ai gigli di campo di Putin“. Secondo Travaglio, “è quello che pensa qualunque persona informata e raziocinante ogni qual volta accade qualcosa di spiacevole a chi si mette di traverso sulla via di Arcore”. Ci permettiamo di fargli notare che è quello che pensa chi è ossessionato come lui, altro che “persona raziocinante”. Travaglio riprende: “E mi pareva il minimo sindacale da scrivere dopo la terribile fine di Imane. Non certo per immischiarmi nelle indagini della Procura di Milano sulla morte (non si sa ancora se violenta o naturale) di quella povera ragazza. Ma per rinfrescare la memoria ai sepolcri imbiancati che fingono di dimenticare il côté malavitoso della biografia berlusconiana”. Insomma, il “minimo sindacale” di Travaglio è accostare Berlusconi all’omicidio: uno schifo quotidiano, una porcheria che sembra non conoscere più limiti.

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