Italia, l’uscita dall’euro è possibile: cds, la mossa degli investitori che lo dimostra

Ma l’Italia può davvero uscire dall’euro? Una domanda a tratti spaventosa, tornata d’attualità dopo la manovra che tanto ha agitato i mercati. Una domanda alla quale il Corriere della Sera trova una implicita risposta analizzando l’andamento dei crediti derivati, i cosiddetti credit default swap (Cds) dal 26 settembre in poi. I Cds, per la cronaca, sono una sorta di polizza assicurativa: se lo Stato non è in grado di pagare i creditori nei tempi previsti, chi ha comprato questo tipo di prodotto ha diritto a un pieno rimborso da parte di chi li ha venduti (spesso l grandi banche). Le stesse banche contano di guadagnare perché i Cds hanno un premio, il quale diventa più caro quando la percezione del rischio-Paese si fa più elevato. E il premio, dal 26 settembre in poi,

Ma non è tutto. Solo i Cds emessi negli ultimi anni assicurano non solo contro il default, ma anche contro quello che un debito venga onorato in una nuova valuta nazionale, non in euro dunque, ma con una moneta svalutata. Dunque, sottolinea il Corsera, la differenza di costo per poter avere le vecchie e le nuove polizze rivela quanto gli investitori temano per i conti pubblici. Ma anche quanto temano che l’Italia esca dall’euro. Più sale la differenza, più sale il timore di rottura della moneta. Dal 26 settembre, lo scarto si è nuovamente impennato ed è tornato vicino al record di quattro mesi fa, che si era registrato nei giorni dell’insediamento del governo. In altri termini, dal 26 settembre gli investitori ritengono più probabile che l’Italia possa uscire dall’euro. E anche per questa ragione lo spread è tornato a salire. Una prova, dunque, del fatto che la fuoriuscita dalla moneta unica dell’Italia, per gli investitori, oggi è una possibilità più concreta.

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