Giovanni Tria, “numeri strampalati”. Matteo Salvini “licenzia” il ministro dell’Economia con due parole

“Numeri strampalati”. Bastano due parole, forse, per segnare il destino di Giovanni Tria, il contestatissimo ministro dell’Economia. Dopo Luigi Di Maio sul reddito di cittadinanza, è Matteo Salvini a massacrare il ministro dell’Economia e stavolta c’entra la flat tax familiare, prossimo obiettivo della Lega. “Non la faremo in un colpo solo ma in 5 anni” e per “avviare la rivoluzione epocale della flat tax bastano 15 miliardi di euro“, ha spiegato Salvini in un intervento a Rtl 102.5. Dal Tesoro si era parlato di circa 60 miliardi di euro necessari per la flat tax anche per i lavoratori dipendenti, cifra che renderebbe non attuabile l’operazione.

“Partiremo con gli scaglioni Irpef più bassi – ha spiegato Salvini – a cominciare da quello del 23 per cento. Cinquanta miliardi, sessanta miliardi, non siamo al Superenalotto, i numeri li contiamo con più precisione”. “Sulle clausole di salvaguardia verrà fatta una riflessione perché non abbiamo intenzione di aumentare l’Iva perché la pagherebbero i consumatori, è chiaro che non possiamo promettere tutto a tutti nell’arco di nove mesi ma già ora ci sono all’ascolto tante partite Iva, artigiani, liberi professionisti, che pagheranno quest’anno solo il 15% con molto meno burocrazia – difende l’operato del governo il vicepremier e leader della Lega -. Lo stesso percorso, non in un colpo solo ma nell’arco di 5 anni, stiamo lavorando affinché riguardi anche le famiglie, i lavoratori dipendenti, gli scaglioni Irpef a partire dal primo che è quello de 23% da abbassare. Stiamo facendo tutti i conti del caso ma siamo convinti che se abbassi le tasse è vero che lo stato nel primo anno può incassare di meno ma dal secondo in avanti incassa di più perché quei soldi vengono reinvestiti in soldi, in spesa, in consumi, in acquisti, in produzione e quindi è un investimento intelligente in chiave futura”.

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